Nel panorama del cinema muto assistiamo alla nascita e rapida ascesa di vari linguaggi cinematografici: si passa dalle inquadrature fisse al montaggio narrativo, da uno stile focalizzato sulla gestualità (e la comicità che ne deriva) all’avanguardia politica russa. Ma non c’è solo la narrazione classica, perché anche il perturbante assume una sua peculiare dimensione.
Il movimento espressionista tedesco
Nella Germania del primo dopoguerra nasce un movimento destinato a cambiare per sempre la storia in modo particolare: parliamo del cinema espressionista.
Gli artisti appartenenti a questo movimento non si limitano solo a raccontare delle storie, ma cercano di dare forma visiva ad un’inquietudine più profonda: quella di una realtà percepita come instabile, deformata, attraversata da tensioni psicologiche e sociali. Il cinema diventa così uno spazio in cui il mondo non viene rappresentato, ma reinterpretato, distorto, interiorizzato.
Das Cabinet des Dr. Caligari
Il film del 1920 di Robert Wiene Das Cabinet des Dr. Caligari segna decisamente un punto di svolta. Qui l’espressionismo trova una delle sue forme più pure: scenografie dipinte, prospettive impossibili, ombre irreali che non derivano dai tagli di luce ma sono tracciate direttamente sui fondali. Lo spazio non è più realistico, ma psichico. Non riflette il mondo esterno, bensì uno stato mentale. È un cinema che sembra emergere dall’inconscio, in sintonia con le teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud e con un clima socioculturale segnato da trauma e disorientamento. Il filosofo Sigfried Kracauer leggerà proprio in queste immagini la manifestazione di un inconscio collettivo inquieto, dove autorità e follia si intrecciano.

Nosferatu
Se Caligari rappresenta la forma più dichiaratamente artificiale dell’espressionismo, Nosferatu di Friedrich Wilhelm Murnau ne sviluppa una variante più sottile ed atmosferica. Qui non sono le scenografie ad essere deformate, ma è il mondo stesso a diventare progressivamente estraneo. Girato in gran parte in esterni reali, il film introduce una dimensione perturbante attraverso l’uso della luce, delle ombre e del ritmo. Il vampiro non è solo una figura narrativa, ma una presenza che altera la percezione dello spazio e del tempo. L’orrore emerge lentamente, come una contaminazione. È un passaggio importante: l’espressionismo non è più solo stilizzazione visiva, ma diventa un modo di guardare il reale, di renderlo instabile dall’interno.

Der Golem
Con Der Golem, wie er in die Welt kam di Carl Boese e Paul Wegener, il movimento assume una dimensione quasi mitologica. Ambientato in un ghetto ebraico di Praga ricostruito in studio, il film costruisce un universo chiuso, fatto di architetture curve, spazi compressi e materiali pesanti. Il Golem (interpretato dallo stesso Wegener) è una figura ambigua, sospesa tra protezione e minaccia, tra umano e inumano: creato dalla materia per proteggere la comunità, lentamente apprende le debolezze umane e finisce con il diventare un pericolo per gli altri. Anche qui lo spazio non è mai neutro: è un ambiente che condiziona i corpi, che li ingloba, che li trasforma. Il grottesco emerge proprio da questa tensione tra materia e vita.

Le idee e la potenza delle immagini sopra a ogni altra cosa
Questi film, pur diversi tra loro, condividono un’idea fondamentale: il cinema può rendere visibile ciò che non è immediatamente rappresentabile. Può dare forma all’inconscio, all’angoscia, alla percezione alterata del mondo. In questo senso, l’espressionismo tedesco non è solo uno stile, ma un vero e proprio modo di pensare e, soprattutto, ripensare l’immagine.
Con il passare degli anni, questo linguaggio si evolve e si diffonde. Registi come Fritz Lang porteranno alcune intuizioni espressioniste verso forme più narrative e strutturate, arrivando ad inventare il genere fantasy con Metropolis ed il thriller-noir con M, emigrando poi negli States assieme ad altri colleghi, e portando queste innovazioni nell’industria cinematografica più imponente al mondo. Le ombre nette, i contrasti estremi, le architetture oppressive, diventeranno elementi fondamentali di un’estetica che attraverserà decenni.

Ma l’eredità più profonda dell’espressionismo è forse un’altra: l’idea che il cinema non debba limitarsi a rappresentare il reale, ma possa deformarlo, incrinarlo, renderlo instabile. È una lezione che ritroveremo, in forme diverse, sia nel surrealismo di Luis Bunuel che, molto più tardi, nelle opere di Lynch e Cronenberg.
In questo senso, i film espressionisti tedeschi non appartengono solo al loro tempo, ma continuano a parlarci perché hanno aperto una possibilità: quella di un cinema che non vuole rassicurare, ma che vuole destabilizzare, perturbare. Un cinema in cui l’immagine non chiarisce, ma mette in crisi. Un cinema che, dopo il sogno introdotto da Buster Keaton, comincia davvero a somigliare ad un incubo.
La prossima domenica saremo in pausa e vi auguriamo buone festività! Rimanete aggiornati sulle novità anche attraverso la pagina Instagram! Ci leggiamo ad aprile!
[…] mentre Catherine Breillat ne ha sottolineato le “luci fantasmagoriche” influenzate dal cinema espressionista tedesco. Lynch stesso ha detto che il cinema, per lui, è “un dipinto in movimento con il suono”. Ed è […]