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Il surreale ed il grottesco nel cinema di Buster Keaton

Il cinema di Buster Keaton è spesso associato alla perfezione meccanica delle sue gag ed alla precisione del gesto comico, da qui il titolo, condiviso con Charlie Chaplin, di “re” del genere slapstick. Eppure, sotto questa superficie apparentemente controllata, si nasconde un universo instabile, in cui il reale si deforma continuamente fino a sfiorare il grottesco ed il surreale.

Il mondo di Buster Keaton

A differenza di altri suoi contemporanei, Keaton non costruisce semplicemente situazioni divertenti, costruisce mondi. Mondi in cui le leggi della fisica sembrano piegarsi, in cui gli oggetti acquistano quasi una volontà autonoma e in cui lo spazio si trasforma in qualcosa di imprevedibile. Il suo è un cinema in cui la realtà non è data una volta per tutte, ma è costantemente sul punto di incrinarsi.

La potenza delle immagini

Un esempio emblematico è One Week: qui Keaton e la sua compagna devono costruire una casa prefabbricata, ma a causa di svariati errori (o forse di un destino beffardo), l’edificio prende una forma assurda: porte storte senza una vera destinazione, scale inutilizzabili e pareti inclinate. La casa diventa un organismo instabile, quasi vivente, e il tutto culmina in una sequenza memorabile in cui l’intera struttura gira su sé stessa come una giostra, trasformando lo spazio domestico in un dispositivo vertiginoso. Non è solo una gag: è una visione distorta dell’abitare, un ambiente che tradisce chi lo vive.

Questa tensione tra uomo e ambiente torna costantemente nel suo cinema. In The General, le macchine – in particolare la locomotiva – non sono semplici strumenti, ma forze con cui il protagonista deve negoziare continuamente.

In Steamboat Bill, Jr., il mondo stesso sembra collassare: il vento distrugge ogni cosa, le strutture cedono, e il corpo di Keaton sopravvive per pura coincidenza, come nella celebre scena della facciata di una casa che gli crolla addosso lasciandolo illeso per pochissimi centimetri.

Anche quando esplora dimensioni decisamente più astratte (come accade in Sherlock Jr. di cui abbiamo parlato qui la settimana scorsa) Keaton non abbandona mai questa logica materiale. Il suo surrealismo non nasce da immagini arbitrarie o simboliche, ma dalla trasformazione concreta dello spazio e degli oggetti: è un surreale più fisico, che emerge dal rapporto diretto tra corpo e mondo.

Cosa si cela dietro la maschera?

Il critico André Bazin parlava del cinema di Keaton come di un universo governato da una indifferenza cosmica, dove l’uomo non è mai davvero al centro. Questa idea aiuta a comprendere meglio la natura della sua componente grottesca: non è solo deformazione comica, ma anche perdita di controllo ed esposizione a un mondo che sfugge continuamente.

Allo stesso modo, il filosofo Gilles Deleuze ha visto nel cinema delle origini una capacità unica di liberare il movimento dalle strutture narrative rigide. In Keaton, questa libertà si traduce in una coreografia del disordine, dove ogni equilibrio è temporaneo e ogni stabilità è destinata a cedere.

Il volto immobile di Keaton attraversa tutto questo senza mai reagire davvero. Non cerca di imporre un senso, non tenta di dominare il caos: lo attraversa. Ed è proprio in questa distanza tra il corpo impassibile ed il mondo in trasformazione che il suo cinema trova una delle sue forme più radicali.

Non è solo comicità: è una forma primitiva ma potentissima di cinema dell’inconscio.

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Pubblicato inApprofondimento

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