Manifesto culturale
Il cinema che ci interessa non bussa gentilmente alla porta chiedendo il permesso di entrare.
Non cerca per forza consenso e non vuole magari piacere a tutti.
Non spiega: espone!
Espone le crepe. Espone l’inquietudine. Espone tutto ciò che normalmente resta fuori campo.
È il corridoio infinito di Shining.
È l’identità che si frantuma in Mulholland Drive.
È il trauma familiare che diventa destino in Hereditary.
Inside the Dream nasce dall’esigenza di esplorare quel territorio in cui l’immagine si fa ambigua, il racconto si spezza e la logica vacilla. Un territorio abitato dal grottesco, dal surreale, dall’onirico, dall’orrore, perché “i film dovrebbero lasciare spazio al sogno” (cit. David Lynch)
Il cinema può anche non essere mero intrattenimento
Non crediamo nel cinema come solo intrattenimento.
Crediamo nel cinema come esperienza.
Un’esperienza che può essere scomoda, ambigua, irrazionale ed a volte persino ostile.
Un lungo silenzio che può essere più violento di un urlo.
Un evento inspiegabile che incrina l’ordine delle cose.
Andrej Tarkovskij diceva che “il cinema è scultura del tempo”: e se quel tempo diventasse instabile? Se iniziasse a piegarsi, a dissolversi?
Il cinema può lavorare anche così: non offrire soluzioni immediate, ma aprire fratture, ed in quelle fratture intravedere qualcosa di autentico.
Una identità precisa
Inside the Dream è uno spazio dedicato a queste opere.
Film che trasformano l’inconscio in narrazione.
Che scelgono l’orrore ed il grottesco per mettere a nudo il reale, come in Night of the Living Dead.
Che costruiscono mondi sospesi tra coscienza e sogno, come in Inland Empire.
La critica Pauline Kael sosteneva che il cinema più potente è quello che ti scuote fisicamente, che ti costringe a reagire, esattamente come questi film ci costringono a confrontarci con ciò che potremmo rimuovere.
Il critico Robin Wood invece, parlando di horror, scriveva che il mostro rappresenta spesso il “ritorno del represso”, ed allora l’orrore non è evasione, ma rivelazione.
Analizzare per attraversare
Qui si analizza per capire, ma anche per perdersi meglio.
Si scrive per attraversare il film, e non per chiuderlo.
Si interpreta sapendo che ogni interpretazione potrebbe essere provvisoria.
Perché questo cinema non rassicura, non ti prende per mano, ma ti lascia solo davanti all’immagine. Ed è proprio in quella solitudine che accade qualcosa, perché il sogno è lo spazio in cui l’identità vacilla, il senso si sfalda e le personalità si dissolvono.
Eppure è li che siamo più veri.
Inside the Dream è un invito a rimanere ad esplorare quella zona di instabilità.
A non voltarsi quando l’immagine diventa più opaca.
A non cercare subito una spiegazione quando il film si incrina.
Come diceva Roland Barthes, un’opera vive davvero quando smette di appartenere solo al suo autore e si apre alla pluralità delle letture.
Abitare il sogno
Ogni nostro articolo nasce da questa domanda: cosa sta accadendo sotto la superficie delle immagini?
Qui non troverai classifiche, voti, premi.
Inside the Dream è per chi ama i film che lasciano un’inquietudine fertile.
Per chi accetta di non comprendere tutto al primo sguardo.
Per chi sente che certe opere non si esauriscono nei titoli di coda.
Un cinema che non si guarda soltanto, ma che si abita.
Se il sogno è il luogo in cui tutto vacilla, sei pronto ad entrarci ed a restare anche quando lo schermo diventa nero?